„Il solo pensiero di una famiglia senza il necessario per vivere, mi dà un'acuta sofferenza fisica. Io so, per averlo provato, che cosa vuol dire la casa deserta ed il desco nudo. (Torino, 23 ottobre 1932, da Scritti e discorsi)“

Benito Mussolini

mercoledì 6 dicembre 2017




I motti  fascisti furono uno strumento di propaganda usato dal Fascismo, attribuiti o coniati da Benito Mussolini e scritti sulle facciate delle abitazioni per iniziativa di Achille Starace.



DISPOSIZIONE EMESSA IL 29 DICEMBRE 1940 - A. XVIII E. F.
CON LA QUALE IL SEGRETARIO DEL PARTITO NAZIONALE FASCISTA
ETTORE MUTI AVVISAVA I FEDERALI PROVINCIALI
IN MERITO ALLE SCRITTE MURALI 


Abbiamo dei vecchi e dei nuovi conti da regolare: li regoleremo.
Alle sanzioni militari risponderemo con misure militari.
Anche con l'opera quotidiana, minuta ed oscura si fa grande la Patria.
Andremo contro chiunque, di qualunque colore, tentasse di traversarci la strada.
A noi!
Ardisco ad ogni impresa.
Autorità, ordine e giustizia.
Badate che l'Italia non fa più una politica di rinunce o di viltà, costi quello che costi!
Baionette italiane: al vostro acciaio è affidato col destino d'Italia quello dei popoli d'Europa.
Bisogna diventare migliori, bisogna che tutti gli Italiani si considerino soldati fedeli al loro posto, alla loro consegna.
Bisogna soprattutto osare.
Boia chi molla.
Camminare e costruire e se necessario combattere e vincere.
Chi lavora la terra è considerato tra i primi.
Chi non è pronto a morire per la sua fede non è degno di professarla.
Chi osa vince.
Chi si ferma è perduto.
Colui che abbandona la terra senza un supremo motivo, io lo considero un disertore dinanzi al popolo italiano.
Combattere e vincere.
Come rivoluzione fascista l'intero secolo sta innanzi a noi.
Con il Duce fino alla morte.
Continuiamo a marciare nella pace, per i compiti che ci aspettano domani e che fronteggeremo con il nostro coraggio, con la nostra fede, con la nostra volontà.
Credere, obbedire, combattere.
 È l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende
Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo.
Disciplina, concordia e lavoro per la ricostruzione della Patria.
Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede.
Durare sino alla vittoria, Durare oltre la vittoria, per l'avvenire e la potenza della nazione.
Duce a noi.
È lo spirito che doma e piega la materia, è lo spirito che crea la santità e l'eroismo.
È solo l'azione che dà la tempra alle anime.
È un grande ramo d'ulivo che io innalzo. Questo ulivo spunta da un'immensa foresta di otto milioni di baionette.
Fascismo è libertà.
Fedeltà è più forte del fuoco.
 È l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende. E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori.
Fermarsi significa retrocedere.
Fino alla vittoria.
Forze armate e popolo sono tutt'uno.
Hanno diritto all'impero i popoli fecondi.
Il credo del fascista è l'eroismo, quello del borghese l'egoismo.
Il destino dei popoli che si sono inurbati ed hanno abbandonato la terra è storicamente segnato, è la decadenza che li attende.
Il Duce ha sempre ragione.
Il fascismo considera i contadini in guerra e in pace quali forze fondamentali delle fortune della Patria.
Il fascismo non vi promette né onori, né cariche, né guadagni, ma il dovere e il combattimento.
Il fascismo stabilisce l'eguaglianza verace e profonda di tutti gli individui di fronte al lavoro e di fronte alla Nazione.
Il fascista disdegna la vita comoda.
Il lavoro è la cosa più alta, più nobile, più religiosa della vita.
Il lavoro italiano non andrà più a fecondare le terre altrui.
Il lavoro tranquillo, ordinato, intelligente, deve diventare la norma fondamentale di vita di tutti i buoni cittadini italiani.
Il nemico del Fascismo è il tuo nemico: non dargli quartiere.
Il nemico vi ascolta. Tacete!.
Il nuovo impero è stato fatto dal popolo, è impresa di popolo.
Il popolo italiano ascolta le parole, ma giudica dai fatti.
Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi.
Il ricordo delle antiche prove freme nei nostri cuori così come l'impeto verso il futuro.
In questo mondo scuro ,tormentato e già vacillante, la salvezza non può venire che dalla verità di Roma, e da Roma verrà.
Io conosco bene i rurali d'Italia e so che essi sono sempre pronti a far zaino in spalla, cambiare la vanga col fucile.
I popoli che non amano portare le proprie armi finiscono col portare quelle degli altri.
I popoli forti sanno guardare in faccia il proprio destino.
Italia agli italiani.
Italia dura, Italia volitiva, Italia guerriera.
Italia proletaria e fascista, Italia di Vittorio Veneto e della Rivoluzione, in piedi!
I vecchi conti d'Africa sono regolati fino al centesimo.
L'esercito è garanzia sicura dei destini della patria.
La bandiera si onora degnamente in un modo solo. compiendo sempre e comunque il proprio dovere.
La classe lavoratrice è la potenza, la speranza, la certezza dell'avvenire d'Italia.
La garanzia della pace riposa sulle nostre forze armate.
La libertà senza ordine e disciplina significa dissoluzione e catastrofe.
La marcia continua perché altre mete attendono il segno romano della nostra conquista.
La marcia su Roma non è ancora finita.
La mia ambizione è questa: rendere forte, prosperoso, grande, libero il popolo italiano.
La pace riposa sulle nostre forze armate.
La Patria è la più grande, la più umana, la più pura delle realtà.
La Patria non si nega, ma si conquista.
La Patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina.
La più profonda eloquenza è nei fatti.
La popolazione italiana può dirsi all'avanguardia per probità, per onestà, per laboriosità, per diligenza, per intelligenza.
La potenza di un popolo dipende dalla sua massa numerica e dalla sua fedeltà alla terra.
La rivoluzione fascista continua.
La rivoluzione fascista ha trovato le sue migliori legioni fra i rurali.
La stasi debilita, l'azione rinfranca.
La terra e la razza sono inscindibili. Attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e sviluppa e feconda la terra.
La terra non tradisce mai.
La vera fonte, la vera origine di tutta l'attività umana è la terra.
La vittoria africana resta nella storia della Patria integra e pura come i legionari caduti e superstiti la sognavano e la volevano.
Le frontiere non si discutono, si difendono.
Libro e moschetto, fascista perfetto.
L'Italia a mio avviso deve rimanere una Nazione a economia mista, con una forte agricoltura, che è alla base di tutto.
L'Italia avrà il suo grande posto nel mondo.
L'Italia desidera la pace, ma non teme la guerra.
L'Italia è un'isola che si immerge nel Mediterraneo. Se per gli altri il Mediterraneo è una strada, per noi italiani è la vita.
L'Italia ha finalmente il suo impero. Impero fascista, perché porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del littorio romano.
L'Italia in camicia nera è e sarà invincibile.
L'Italia non farà più una politica di rinunce o di viltà.
L'Italia oggi serve la causa della civiltà umana.
L'obbedienza dev'essere pronta, rispettosa e leale.
Lo slancio vitale del popolo italiano non fu e non sarà mai fermato!
Lo Stato fascista è una volontà di potenza e d'imperio.
Marciare per non marcire.
Meglio lottare insieme che morire da soli.
Meglio vivere un giorno da leone, che cento anni da pecora.
Mentre in tante parti del mondo tuona il cannone, farsi delle illusioni è follia, non prepararsi è delitto. Noi non ci illudiamo e ci prepariamo.
Molti nemici, molto onore.
Mussolini ha sempre ragione
Nelle colonie si continua la Patria.
Nell'Italia fascista il capitale è agli ordini dello Stato.
Nel segno del littorio abbiamo vinto, nel segno del littorio vinceremo.
Nessuno si illuda di poterci piegare senza avere duramente combattuto.
Noi eravamo già grandi quando in molte parti del mondo i popoli non erano ancora nati.
Noi siamo pronti a difendere la nostra folgorante vittoria con la stessa intrepida e inesorabile decisione con la quale l'abbiamo conquistata.
Noi sogniamo l'Italia romana, cioè saggia e forte, disciplinata ed imperiale.
Noi tireremo dritto.
Noi vogliamo che i giovani raccolgano la fiaccola, s'infiammino della nostra fede e siamo pronti e decisi a continuare la nostra fatica.
Non basta essere bravi bisogna essere i migliori.
Non siamo gli ultimi di ieri ma i primi del domani.
Non siete disarmati, se il vostro spirito è armato, se la vostra fede è potente e la vostra disciplina fermissima.
Non v'è assedio che possa piegarci, né coalizione, per quanto numerosa, che possa illudersi di distoglierci dalle nostre mete.
O con noi o contro di noi.
Oltre alla potenza delle armi, noi possediamo la potenza dello spirito, cioè la compattissima unità morale del popolo italiano.
Onorate il pane, gloria dei campi, fragranza della terra, festa della vita.
Osare, durare, vincere.
Passano gli anni, ma la nostra fede è intatta come nelle vigilie di combattimento.
Per noi fascisti morire non è morire quando si muore per l'Italia.
Prepariamo per difendere l'impero le giovani armate di domani e poiché esse sono animate dallo spirito fascista saranno invincibili.
Pronti, ieri, oggi, domani al combattimento per l'onore d'Italia.
Quello che abbiamo fatto è importante, ma per noi è più importante quello che faremo.
Questa è l'epoca nella quale bisogna sentire l'orgoglio di vivere e di combattere. Questa è l'epoca in cui un popolo misura al metro delle forze ostili la sua capacità di resistenza e di vittoria.
Ringrazia ogni giorno devotamente  Dio perché ti ha fatto italiano.
Roma ha dato la civiltà al mondo.
Saviezza governa. Lavoro opera. Gioia ricompensa. Fedeltà conserva.
Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi.
Se combatteremo vinceremo per la grandezza presente, passata e futura.
Se la vittoria fu mutilata una volta non è detto che possa essere mutilata un'altra volta.
Se per gli altri il Mediterraneo è una strada, per noi italiani è la vita.
Soldato d'Italia, ricordati che dietro di te con occhi fidenti ti guardano la Patria e la famiglia.
Solo Iddio può piegare la volontà fascista. Gli uomini e le cose mai.
Sostare è retrocedere. La marcia continua, altre mete attendono il segno romano della nostra conquista.
State sicuri che condurrò la rivoluzione fascista sino alla sua meta finale.
Su la terra, nei mari, nei cieli: sono ovunque i segni della nostra potenza, della nostra volontà.
Tanto maggiori sono gli ostacoli e tanto più precisa e diritta deve essere la nostra volontà di superarli.
Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltralpe.
Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.
Unica è la fede: l'amore di Patria. Unica la volontà: fare grande il popolo italiano.
Un popolo ascende in quanto sia numeroso, laborioso e ordinato.
Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori.
Verso la terra debbono volgersi le speranze e le energie dei popoli.
Vincerà chi vorrà vincere.
Vincere e vinceremo.
Voi marcerete travolgendo ogni ostacolo sino alla meta che vi è stata indicata.
Voi siete l'aurora della vita, voi siete la speranza della Patria, voi siete soprattutto l'esercito di domani.

































EIAR. Nel 1939 anno XVII E.F. 
l'Italia aveva già la televisione pubblica. 

Proprio dalla sede del Teatro di Torino, epicentro della radiofonia nazionale per via del Centro di Direzione dell’EIAR che, per oltre un ventennio, catalizzerà l’attenzione della popolazione italiana e non soltanto in epoca bellica, nel 1934 avvengono i primi esperimenti televisivi. Cinque anni dopo poi, a Roma, dove nel frattempo era nata un’altra sede dell’EIAR nel quartiere Prati, esattamente il 22 luglio del 1939 entra in funzione il primo trasmettitore televisivo da 2 kW presso la stazione trasmittente di Monte Mario. Per circa un anno, anche se per pochi utenti, avranno luogo una serie di trasmissioni televisive. Nel frattempo, anche Milano – altra sede EIAR molto importante – si dota di un secondo trasmettitore televisivo, effettuando trasmissioni sperimentali in occasione della XI Mostra della Radio e della XXI Fiera Campionaria di Milano. Questi ed altri sporadici esperimenti però, ebbero termine il 31 maggio del 1940, a causa dell’imminente entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’Asse. È la fine del cosiddetto pionierismo televisivo, ma l’appuntamento è soltanto rimandato di circa un decennio.

P.S. (A destra,nell'immagine, Il mitico radio e telecronista Nicolo' Carosio) — con Loris Zamperoni, Gaetano Rocco Martinelli, Marcello Sinibaldi e altre 42 persone

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